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L'ospite

[…] Un’opera che ha al centro un tema spesso dominante nella commedia italiana, affrontato però con spirito lontano dalla superficialità dei personaggi mucciniani e più incline invece alla riflessività delle prime opere di Nanni Moretti; ma soprattutto fedele a un proprio stile originale che sa coniugare dramma e umorismo, e che fa presa sulle emozioni e sui sentimenti del pubblico, mantenendo sempre un tono pacato.

[…] «L’ospite» è un film ben fatto e onesto, che presenta sullo sfondo anche uno sguardo impietoso e cinico sull’Italia odierna, tra convegni accademici dove nessuno ascolta i relatori, mentre i ricercatori – per mancanza di fondi – devono pure preparare la parmigiana di melanzane, e una scuola pubblica che peggiora sempre più, anche perché i migliori laureati snobbano il ruolo di insegnante, come suggerisce Roberta.

Più amara che dolce, più complessa che semplice, più coinvolgente che spassosa, l'ultima commedia di Chiarini (suo secondo lungometraggio e premio Boccalino 2018 per il miglior film) è incentrata sulla generazione di quasi quarantenni – oggi – in una Roma riconoscibile solo nei suoi palazzi ocra e nei suoi viali alberati, ma ambientata principalmente tra una cucina e un soggiorno, tra i fornelli e il divano: una sorta di kitchen sink drama senza proletariato. Il film spiazza lo spettatore per la profondità con cui si interroga sul senso delle relazioni sentimentali, partendo dalla crisi subita da Guido (un credibile Daniele Parisi), il protagonista, per allargare poi lo sguardo alla realtà dei suoi amici e giungere a un epilogo solo in apparenza risolutivo.

Un'opera che ha al centro un tema spesso dominante nella commedia italiana, affrontato però con spirito lontano dalla superficialità dei personaggi mucciniani e più incline invece alla riflessività delle prime opere di Nanni Moretti; ma soprattutto fedele a un proprio stile originale che sa coniugare dramma e umorismo, e che fa presa sulle emozioni e sui sentimenti del pubblico, mantenendo sempre un tono pacato. Come in Palomar di Calvino, oggetto di studio di Guido, ricercatore universitario precario, il film solleva questioni e osserva la realtà attraverso lo sguardo del protagonista su di sé e sul mondo che lo circonda, presentando sempre una visione sfaccettata e un'interpretazione mai univoca di ogni questione.

Si è di fronte a una storia di formazione, laddove l'esperienza di rottura con la fidanzata Chiara (Silvia D'Amico) e la riflessione che segue, avvicinano Guido sempre più a un'agognata saggezza. Sono i dialoghi, mai banali (sceneggiatura finalista al Premio Solinas 2011 di Chiarini, Roan Johnson, Davide Lantieri, Marco Pettenello), e le situazioni vissute dai vari personaggi, a veicolare le considerazioni sul tema dell'amore e delle relazioni di coppia, verso le quali il regista non sembra presentare una tesi finale, ma piuttosto tanti sprazzi di lucidità sul relativismo attuale dominante. E anche Guido, che inizialmente vede come capricci ed egoismi le scelte impulsive dei suoi amici emotivamente fragili e confusi, incapaci di mantenere una relazione stabile, si ritrova per forza maggiore a dover rivalutare la sua relazione con Chiara. Se Chiara, Dario (Daniele Natali), Roberta (una talentuosa Thony), Lucia (bravissima Anna Bellato), Pietro (Guglielmo Favilla), si assomigliano tra loro per una certa incapacità nel mantenere legami solidi, invece solo le figure femminili riescono ad analizzare meglio i moti interiori e, di certo, sono più determinate e pragmatiche nella ricerca di un'emancipazione economica. Si completa così il quadro di una gioventù resa immobile, bloccata nella carriera – e non solo – da una generazione precedente troppo dominante e che stenta a passare il testimone.

Anche la costante ricerca di una felicità perfetta porta i vari personaggi a intrecciare nuove relazioni, per mantenere sempre viva l'euforia che caratterizza gli inizi; questo dinamismo cela però un'incapacità di crescere, visto che il copione è destinato a ripetersi in continuazione. In vari punti il montaggio (Roberto Di Tanna) accentua di proposito questa sensazione di stasi dei personaggi e la loro difficoltà a evolversi. Per esempio, dopo il parto di Lucia, si assiste a una sequenza in cui Dario mette a letto la figlioletta della sua nuova fiamma, ma sia per continuità con la sequenza precedente sia per il suo aspetto fisico, il pubblico per qualche secondo può credere che in realtà si tratti di Pietro, padre del bambino di Lucia (peraltro i due attori hanno vistose rassomiglianze), con un effetto di spaesamento, ma anche con la sensazione che questi personaggi maschili siano sovrapponibili tra loro per l'impaccio che manifestano nel gestire una famiglia.

E la generazione che li precede, incarnata qui dai genitori di Guido: Gioietta (la grande Milvia Marigliano, già affermata a teatro) e Alberto (Sergio Pierattini), soffre di un rapporto usurato dal tempo e dai battibecchi quotidiani, eppure si ritrova unita di fronte ai grandi dolori. Mentre Gioietta non è proprio una "mamma svedese", perché è troppo presente nella vita del figlio, invece il sopraggiungere della malattia del padre rende Guido più indipendente e responsabile. Come ne L'isola di Arturo, di cui il personaggio parla nel corso di una sua lezione, sarà la pietà del protagonista verso il padre a portarlo alla maturità. Allora anche il dolore non va evitato ma accettato, come nelle parole della canzone originale del cantautore Dario Brunori, che Guido e Roberta (il personaggio che più di tutti rivela buonsenso) ascoltano insieme in un locale, mentre la loro storia sta per iniziare. La pace e la quiete, tanto ricercate da Guido, quasi un Foscolo moderno in lotta con le burrasche quotidiane del sonetto Alla sera – che fa leggere in una classe dove è supplente – finalmente ritornano, ma dopo il necessario passaggio attraverso la sofferenza.

L'ospite è un film ben fatto e onesto, che presenta sullo sfondo anche uno sguardo impietoso e cinico sull'Italia odierna, tra convegni accademici dove nessuno ascolta i relatori, mentre i ricercatori – per mancanza di fondi – devono pure preparare la parmigiana di melanzane, e una scuola pubblica che peggiora sempre più, anche perché i migliori laureati snobbano il ruolo di insegnante, come suggerisce Roberta. Emerge una società dove le donne in apparenza hanno gli stessi diritti degli uomini, ma se hanno famiglia, come Lucia, sono di peso sul lavoro perché meno "produttive". L'amarezza del finale, con Guido per strada, seduto su quel divano che per Chiara non era abbastanza bello, davanti al cancello serrato del cortile del loro condominio, rivela però un lato positivo, perché il protagonista ora può davvero ricominciare da zero, volgendo le spalle al suo passato, ormai chiuso per sempre.

First published: November 19, 2018

L’ospite | Film | Duccio Chiarini | IT-CH-FR 2018 | 94’ | Locarno Festival 2018

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