print-img
Zama

Zama

[…] Lucrecia Martel è particolarmente abile a dipingere una società dove regna l’incertezza: autorità e fatti sfumano in un incastro complicato di responsabilità declinate e informazioni false. “Chi ha fatto cosa” è una sola gigantesca nebulosa dai confini imprecisabili.

[…] La camera di Martel si aggrappa così a uno splendido Daniel Giménez Cacho, mentre un montaggio estremamente intelligente permette di rendere stimolante la successione di derive narrative, a cui contribuisce la grande importanza attribuita ai dettagli nelle immagini e l’uso surreale di una musica idillica.

[…] Con «Zama» Lucrecia Martel racconta così la deriva del colonialismo spagnolo, innanzitutto individuando con grande lucidità nella violenza schiavista e nel delirio burocratico le due fonti del male coloniale.

Con Zama il grande cinema si appropria della storia liberandosi dei cliché romantici che appesantiscono gran parte dei film storici. Sì, perché quello di Lucrecia Martel è innanzitutto uno studio accurato delle colonie spagnole alla fine del XVIII secolo. Grazie all’omonimo romanzo dello scrittore argentino Antonio di Benedetto (1956), la regista argentina descrive la realtà di un mondo depresso, senza eroi, senza grandi eventi, regolato dallo schiavismo e dallo sfruttamento di terre e persone.

Diego de Zama, ufficiale giudiziario di un’imprecisata località delle colonie spagnole in Sudamerica, guarda il mare e il suo orizzonte piatto sognando di rientrare in patria e ritrovare la sua famiglia. Se in questa prima scena del film il panorama è ampio e abbiamo delle indicazioni geografiche sul territorio di competenza del funzionario spagnolo, dovremo poi aspettare l’ultima sezione di Zama per ritrovare una realtà geografica visibile, per quanto si tratterà comunque di luoghi indefiniti, per lo più inabitati, immancabilmente piatti e attraversati da una vegetazione omogenea e paludosa. Nel resto del film il nostro protagonista si barcamena negli spazi interni: baracche, capanne, cortili, dimore e palazzi sembrano mescolarsi in un’indistinta continuità fatta di approssimazione, dove il pubblico e il privato stentano a distinguersi. Più dello spazio è l’umidità del clima a farsi sensibile, con gli insetti, il sudore, la lentezza dei movimenti; la precarietà di pulizia e di ordine non fanno che sottolineare questo stato confusionario dello spazio filmico, in cui la presenza costante degli animali aggiunge l’odore al quadro estetico d’insieme.

È difficile raccontare la storia di questo film, semplicemente perché non ci sono eventi degni di nota a parte i reiterati tentativi di Diego de Zama di ottenere dal capriccioso governatore un trasferimento nella sua città natale in Spagna. Ma le manovre di Zama a questo scopo ci permettono di vederlo attraversare i diversi strati della società coloniale: aristocratici, funzionari, medici, segretari, servitori, schiavi. Lucrecia Martel è particolarmente abile a dipingere una società dove regna l’incertezza: autorità e fatti sfumano in un incastro complicato di responsabilità declinate e informazioni false. “Chi ha fatto cosa” è una sola gigantesca nebulosa dai confini imprecisabili. Il rimando e lo scacco penetrano fin nei dettagli del quotidiano e remano contro ogni desiderio dello sfortunato Zama, compresi quelli erotici a cui molto spazio è dedicato nella prima parte del film. Nell’intricato sistema di favori personali e burocrazia l’architettura del potere, che in apparenza è rigidamente verticale e gerarchica, si rivela tutta immersa in un’impotenza orizzontale, ad eccezione del solo intermediario con il re lontano, ovvero il governatore e il suo imprevedibile capriccio.

Proprio per questo contesto senza speranze e prospettive, il desiderio di Zama di liberarsi del pantano coloniale in cui è intrappolato costituisce l’unico elemento di identità e di sopravvivenza in una storia filmica fatta di derive drammaturgiche. La camera di Martel si aggrappa così a uno splendido Daniel Giménez Cacho, mentre un montaggio estremamente intelligente permette di rendere stimolante la successione di derive narrative, a cui contribuisce la grande importanza attribuita ai dettagli nelle immagini e l’uso surreale di una musica idillica. Zama è un film di grande sensualità, di una sensualità che contrasta e quindi viene esaltata da una narrazione costantemente sfrangiata.

Nella speranza di ottenere il trasferimento desiderato, Zama accetta infine di partire con un manipolo di soldati alla caccia di un feroce bandito locale. Questa spedizione nell’entroterra si rivela però presto l’impantanamento definitivo del destino del nostro ufficiale giudiziario. Alle disavventure fisiche – la perdita del cavallo, delle armi, dei vestiti, delle forze – si aggiungono le disavventure morali – l’inganno subito (il famigerato bandito si nasconde tra i soldati stessi…) e la cattività presso una tribù di indigeni. Alla fine del film, nel momento dell’estrema perdita, della più profonda deriva, un bambino chiederà a Zama: «vuoi vivere?». Una domanda che suona ironica, ma che in realtà suggella come l’intero racconto cinematografico vada ormai collocato su un livello esistenziale, che travalica le situazioni e le vicende di un dato luogo e un dato momento.

Con Zama Lucrecia Martel – e con lei l’impressionante lista di produttori capeggiati dal mentore Pedro Almodóvar – racconta così la deriva del colonialismo spagnolo, innanzitutto individuando con grande lucidità nella violenza schiavista e nel delirio burocratico le due fonti del male coloniale. Ma proprio per questo il film storico diventa racconto universale e attualissimo, dal momento che schiavismo e burocrazia sono i vettori del disfacimento delle democrazie contemporanee. La prospettiva interna di un funzionario di alto rango permette inoltre di mettere a fuoco le conseguenze esistenziali di un sistema di potere miope se non addirittura cieco, nel quale anche il più semplice desiderio diventa una lotta titanica assediata dal non senso.

First published: January 25, 2018

Zama | Film | Lucrecia Martel | ARG 2017 | 115’ | Black Movie Genève 2018, Bildrausch Filmfest Basel 2018

More Info

Screenings in Swiss cinema theatres

Explore more

Newsletter Subscription

Subscribe to our newsletter and stay in touch