Wider than the Sky

«Wider than the Sky» non fornisce solo una panoramica informativa delle nuove frontiere di ricerca sull’intelligenza, ma riesce a comunicare una visione complessa, olistica, interdisciplinare in modo affascinante. Un documentario di rara efficacia, nel segno di un’armonia rinascimentale tra uomo e ambiente.

Un ricercatore dell’ETH di Zurigo discute con un robot allenato attraverso l’intelligenza artificiale. Il robot impara costantemente – è il principio dell’intelligenza artificiale – sfidato dalle domande “difficili” del ricercatore. Il robot prova delle emozioni? La risposta è positiva e il ricercatore cerca di imparare da questa risposta come il robot pensa e sente. L’aspetto affascinante di questa scena di apertura di Wider than the Sky non sta tanto nella meraviglia dinanzi alle nuove frontiere della tecnologia, quanto nella specifica dimensione di dialogo tra l’uomo e la macchina, tra l’uomo e le sue macchine. L’apprendimento è reciproco, le macchine non sono solo il risultato della scienza ma anche il loro motore.

Per questo non stupirà che il documentario di Valerio Jalongo alterna l’esplorazione degli studi sull’intelligenza artificiale a quella degli studi sulla mappa del cervello, fino ad arrivare a coinvolgere la danza come esempio di intelligenza sensorimotrice. Non si tratta di campi eterogenei della conoscenza, e il documentario riesce a mostrare la connessione tra di loro grazie a quella che è forse l’idea centrale del film: l’intelligenza è plastica, elastica, non è solo un processore ficcato dentro il cervello, ma si alimenta e trasforma nello scambio costante con l’ambiente. L’intelligenza è una membrana diffusa, che coinvolge tutto il corpo, i suoi movimenti, fino alle macchine con cui dialoga.

Se Wider than the Sky riesce a far passare questa visione complessa, – vera avanguardia della scienza – e non solo tutta una serie di informazioni, è soprattutto grazie a un casting d’eccellenza. Da Antonio Damasio, neuroscienziato e innanzitutto filosofo, a Sasha Waltz, coreografa di spicco, Jalongo riunisce figure che grazie alle loro competenze hanno maturato uno sguardo olistico e non settoriale su questi temi. Sull’entusiasmo per le nuove tecnologie, non mancano le divergenze di opinioni, per quanto il documentario evita un vero e proprio contraddittorio su temi come lo sfruttamento selvaggio delle risorse o le tendenze monopolistiche della gestione della tecnologia. La scelta di un’estetica visiva estremamente colorata e suggestiva – la fotografia di Ian Oggenfuss è integrata da un abbondante uso di animazioni digitali – fa ad ogni modo emergere soprattutto un sentimento di fascinazione, e non per esempio quello di paura, altrimenti così spesso usato ed abusato nell’approccio alle nuove tecnologie. Con la sua estetica sensoriale ed avvolgente, potremmo dire che Wider than the Sky esprime l’ideale rinascimentale di un’armonia interdisciplinare e forse l’utopia di un’integrazione felice di uomo e ambiente.

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Screenings at the Solothurner Filmtage 2026 

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Wider than the Sky | Film | Valerio Jalongo | CH-IT 2025 | 82’ | Visions du Réel Nyon 2025, Solothurner Filmtage 2026 | CH-Distribution: Cineworx

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First published: January 21, 2026