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Una questione privata

Una questione privata

[…] Un eccellente Luca Marinelli impersona Milton tratteggiandone il carattere schivo: è colto, onesto, impregnato di letteratura anglosassone (come Fenoglio), e la sua natura complessa, tra indecisione amletica e risolutezza, è più marcata nel film.

[…] Esemplare e degna della pittura macchiaiola è infatti la sequenza che mostra un’intera famiglia distesa a terra priva di vita, davanti a una casa contadina, mentre, dopo qualche istante, una bimba si alza e corre dentro casa a bere acqua voracemente: in questo lungo silente piano-sequenza i Taviani sanno condensare tutta l’assurdità della guerra, la sua ferocia che non risparmia nessuno, la resilienza dei bambini e la necessità di sopravvivere.

[…] La constatazione che non esista una guerra “giusta” e che dietro un combattente ci sia sempre un uomo, con il suo carico di sentimenti e di passato, è preponderante nel film e ripropone un tema caro ai due registi, già dai tempi de «La notte di San Lorenzo» del lontano 1982.

In guerra e in amore sono le forti passioni, spesso accecanti, a guidare le azioni. E in questa pellicola dei Taviani, assolutamente ancorata all'omonimo testo letterario di Beppe Fenoglio, amore e armi si intrecciano, perché la gelosia del protagonista Milton per il suo rivale in amore, Giorgio, si tramuterà, con gli eventi bellici, in amore fraterno: la storia d'amore per Fulvia procede quindi sullo sfondo della resistenza partigiana. Il film, come il romanzo, si muove su questa linea, la cui tensione è accresciuta dalle peripezie dell'intreccio e da un velo di ambiguità riguardo ai veri sentimenti di Milton: dalla ricerca infinita dell'amico-rivale Giorgio, per risolvere il triangolo amoroso, al fallimentare tentativo di riscattarlo, quando è ormai prigioniero dei fascisti.

Un eccellente Luca Marinelli impersona Milton tratteggiandone il carattere schivo: è colto, onesto, impregnato di letteratura anglosassone (come Fenoglio), e la sua natura complessa, tra indecisione amletica e risolutezza, è più marcata nel film, laddove la sua involontaria uccisione del prigioniero fascista Alarico, provoca effetti devastanti su di lui. Fulvia (Valentina Bellé) vive invece solo nei flashback del protagonista, in quelle immagini a colori che i Taviani hanno volutamente cercato di contrapporre al nebbione disarmante che avvolge tutto nelle campagne di Alba nell'inverno del '43. Forse proprio perché esiste solo nella dimensione della memoria, Fulvia non acquisisce mai profondità, e la sua presenza non tocca le corde profonde dello spettatore.

La regia descrive la storia d'amore affidandosi con troppa insistenza ai primi piani, alle citazioni letterarie dei protagonisti (Cime tempestose innanzitutto, tradotto già in gioventù da Fenoglio) e alla mera trasposizione dei dialoghi del testo, ma non trova un equivalente visivo per le parti più introspettive del romanzo. Al contrario, per descrivere la lotta partigiana e la guerra in generale, riesce a mostrare un registro originale. Esemplare e degna della pittura macchiaiola è infatti la sequenza che mostra un'intera famiglia distesa a terra priva di vita, davanti a una casa contadina, mentre, dopo qualche istante, una bimba si alza e corre dentro casa a bere acqua voracemente: in questo lungo silente piano-sequenza i Taviani sanno condensare tutta l'assurdità della guerra, la sua ferocia che non risparmia nessuno, la resilienza dei bambini e la necessità di sopravvivere.

Ci sono oggetti ed elementi del paesaggio che ricorrono con insistenza nel romanzo, quasi fossero personaggi, e si ritrovano anche nel film a rendere più efficace la ricostruzione storica e il rapporto tra uomo e ambiente: fango, polvere, sigarette, pagliai, giradischi, sono quasi presenze ossessive, ma necessarie al racconto. La nebbia, una costante del romanzo, presentata come natura matrigna, divoratrice di terre e colline, nel film assume addirittura un'ulteriore dimensione, perché offre un carattere onirico alle azioni, compiute così sotto l'effetto di una forza che obnubila le menti e rende folli. E i Taviani esasperano l'immagine della guerra come follia attraverso il personaggio del prigioniero fascista che non smette di imitare il ritmo impazzito di una batteria jazz, in netto contrasto con le belle musiche originali di Giuliano Taviani e Carmelo Traina che attraversano il film, giacché «è la guerra che ci comanda» (Fenoglio).

La constatazione che non esista una guerra “giusta” e che dietro un combattente ci sia sempre un uomo, con il suo carico di sentimenti e di passato, è preponderante nel film e ripropone un tema caro ai due registi, già dai tempi de La notte di San Lorenzo del lontano 1982. I Taviani mettono partigiani e fascisti sullo stesso piano, non tanto mostrando i limiti e le meschinità di entrambe le fazioni come fa in vari punti il romanzo, ma evidenziando un lato umano anche nei fascisti, soprattutto nell'episodio della fucilazione di Riccio e Bellini, laddove il comportamento del tenente (un espressivo Josafat Vagni) sa trasmettere con pochi gesti un grande conflitto interiore.

Una questione privata è una pellicola che si muove in un territorio difficile perché affronta un tema già solcato (quello della Resistenza) e perché decide di farlo affidandosi a una narrazione tradizionale, per cui non tutte le parti del film risultano ben riuscite. Tuttavia quest'opera ha il grande merito di aver fatto conoscere un romanzo postumo, meno noto, ma probabilmente importantissimo di Fenoglio e di aver riproposto una visione della guerra complessa, umana e urgente, ricordandoci che un uomo può attraversare l'inferno in pochissimo tempo: i quattro giorni che bastano alla casa di Fulvia per sembrare decaduta di un secolo agli occhi di Milton, allo sguardo di chi, quasi morto, è tornato in vita per un soffio.

First published: May 17, 2018

Una questione privata | Film | Paolo Taviani, Vittorio Taviani | IT 2017 | 85’

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