Nessuno vi farà del male
[…] «Nessuno vi farà del male» invita all’ascolto e riafferma il ruolo del cinema documentario come luogo capace di raccogliere e accogliere vissuti, in cui chi è sopravvissuto può esprimere dolore, rendere omaggio, cercare conforto o una forma di giustizia.
Text: Chiara Fanetti
Finché qualcuno ascolta: Nessuno vi farà del male
«Dino! Dino!». La voce della nonna di Dino Hodić sembra stranamente familiare, mentre l’ascoltiamo provenire dai filmati di fine anni ’80, conservati per una trentina d’anni in chissà quale contenitore domestico o di fortuna. È familiare perché la voce dei nonni, in qualche modo, suona uguale per tutti, ovunque. Ha il tono, la consistenza e la frequenza dell’amore incondizionato. È il suono delle parole pronunciate da qualcuno che ha cucinato tante volte il tuo piatto preferito, o di chi per te ha costruito un gioco con le sue mani. Il regista Dino Hodić, in questo suo primo lungometraggio Nessuno vi farà del male, ha deciso di condividere con il pubblico ricordi intimi e profondi. Gli archivi amatoriali sono materiale prezioso, talvolta abusato nel cinema documentario, spesso percepito come una scelta “facile”. Qui, però, non è certo il caso e di facile c’è davvero poco.
I video che conservano la quotidianità di questo nucleo familiare – pranzi, ritrovi, momenti di gioco – non sono “appoggiati” al racconto come una dimostrazione o un compito da svolgere. Si intrecciano invece in modo organico con le testimonianze pubbliche, mediatiche e storiche che raggiungono questo gruppo di persone, costruendo rapidamente un senso preciso di casa: un ambiente vissuto e attraversato. L’abitazione stessa sembra assumere un punto di vista quasi umano, mentre osserva l’arrivo della violenza e della guerra nei Balcani dalle proprie finestre, a pochi passi dal ponte sul fiume Drina, tra la città bosniaca di Zvornik e la Serbia.
Troppo piccolo per ricordare pienamente quei momenti, troppo lontano – in Svizzera, dove la famiglia è partita prima che fosse troppo tardi – per averli vissuti direttamente, il regista, affacciandosi a sua volta sulla Storia, parla a nome di più generazioni, coinvolte in prima persona grazie alle interviste ma rappresentate anche dalla sua voce narrante, pacata ma netta, in un racconto che riesce ad raggiungere un difficile equilibrio tra privato e personale – si tratta di un ritorno alle radici, di un’analisi sulla propria identità – e trauma collettivo, memoria condivisa.
«Se fossimo rimasti in Bosnia, che cosa ne sarebbe stato di noi?» è una domanda che gela il sangue, sospesa tra la gratitudine per aver messo in salvo la propria famiglia e il vuoto che si apre pensando a chi è rimasto lì, lungo la Drina e in tutto il territorio coinvolto negli scontri, percorso dalle milizie e attraversato dalla pulizia etnica. Le immagini ritrovate negli archivi televisivi, con quei toni un po’ opachi e impastati tipici degli anni ’90, però non bastano, ed è probabilmente anche questa idea di aver osservato la guerra da lontano che ha spinto Dino Hodić a incontrare Hasan, un sopravvissuto al massacro di Srebrenica, avvenuto 30 anni fa.
È qui, dal primo dialogo tra i due al memoriale di Srebrenica, che il documentario conferma di essere un progetto che non nasce allo scopo di raccontare un vissuto personale, ponendo un singolo al centro del discorso, ma che prende vita per il bisogno di creare uno spazio per l’ascolto. Ogni storia diventa un tassello per costruire un dialogo condiviso e quella di Hasan, grazie a un utilizzo molto puntuale degli archivi, diventa un racconto tanto unico quanto collettivo, in un flusso che si compone della sua voce, di quella del regista, di fotografie e video dell’epoca e di filmati amatoriali – immagini che devono aver richiesto molta ricerca, e che alternano il fatto storico, inconfutabile, alla memoria personale.
Nessuno vi farà del male invita all’ascolto e riafferma il ruolo del cinema documentario come luogo capace di raccogliere e accogliere vissuti, in cui chi è sopravvissuto può esprimere dolore, rendere omaggio, cercare conforto o una forma di giustizia. In questo senso, il titolo del film (che riprende le frasi con cui le forze nazionaliste serbe cercavano di attirare i civili bosniaci nascosti durante la guerra) al termine della visione assume un significato nuovo: non è più una menzogna ingannevole, ma una responsabilità condivisa, che chiede di essere mantenuta nel tempo. Diventa una promessa.
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Screenings at the Solothurner Filmtage 2026
Info
Nessuno vi farà del male – No One Will Hurt You | Film | Dino Hodic | CH 2025 | 75’ | Solothurner Filmtage 2026
First published: January 21, 2026