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Il cratere

Il cratere

[…] Nell’isolamento cinematografico, quindi, «Il cratere» restituisce a Rosario e Sharon la luminosa umanità altrimenti invisibile nel chiasso idolatrico delle costellazioni spettacolari della provincia napoletana di cui si nutre il cinema giornalistico nostrano.

[…] Attraverso queste scelte formali, «Il cratere» parla della claustrofobia che si vive in un territorio senza spazi pubblici, o con spazi pubblici ostili, difficili. L’iconoclastia, pertanto, è la conseguenza radicale e coerente di una cultura idolatrica vissuta fino in fondo.

La provincia tra Napoli e Caserta, con il suo più alto tasso di criminalità d’Europa, si sta affermando come uno dei luoghi più cinegenici d’Italia. Codici sociali spesso tribali, una glorificazione della violenza che si compiace nell’autorappresentazione, un romanticismo popolare sguaiato (sulla falsariga del pop neomelodico), un’estetica refrattaria alle mode globali, in cui il kitsch cede volentieri al volgare: tutto pane per i denti voyeuristi del grande schermo pensato come spettacolo, in cui cinismo e sarcasmo – spesso abbigliati con i costumi perbene della denuncia sociale – sono al servizio dello scandalismo giornalistico. Qualcuno penserà che sto delineando quello che ormai molti chiamano “gomorrismo”, ma vorrei qui sottolineare soprattutto la specificità iconica, l’attenzione quasi feticista per l’immagine (ovvero l’idolatria), che si impone attraverso la recente attenzione del cinema per questo territorio. In un territorio esteticamente deturpato, ne va sempre e comunque dell’idolatria, dalla madonna di Pompei agli anelli coi leoni dorati, da Padre Pio alla tappezzeria rococò di san Leucio. E allora cinema e territorio trovano un’alleanza esplosiva che finisce per prolungare fino all’eccesso l’ossessione televisiva per l’immagine che ha caratterizzato almeno gli ultimi quarant’anni di cultura popolare in tutta l’Italia. Ne va dell’idolatria – all’ombra del Vesuvio ancora pagana e apotropaica – e ne va di una peculiare eredità della recente storia italiana.

Ho voluto anticipare la discussione su Il cratere, di Luca Bellino e Silvia Luzi, con questa premessa sul contesto geografico e cinematografico attuale, perché della storia di Rosario e Sharon, di un padre e di una figlia che sognano disperatamente fama e soldi con le canzonette popolari, conta solo in parte la descrizione del paesaggio socio-culturale in cui i due protagonisti sono immersi. La scelta di Bellino & Luzi è radicale, nella misura in cui i due registi restringono l’obiettivo sulla relazione padre-figlia, e sul dramma di questa relazione dominata dall’ossessione per il successo. Il mondo della canzone popolare, la periferia fatta di lavori precari e difficoltà economiche, l’economia finanziaria e affettiva di una famiglia numerosa sono tutti aspetti che restano in sottofondo, si esprimono solo indirettamente, benché in modo molto potente. In un’opera di finzione abbondantemente determinata da elementi documentari, il dettaglio più sorprendente è che la famiglia vive della vendita ambulante di pupazzi di peluche. Con i loro occhi sbarrati nel nulla, la loro forza iconica e la permanente ridondanza, i pupazzi diventano l’immagine concreta ed effimera a cui in fondo si ispira la carriera della giovanissima Sharon. L’insistenza sul suo volto, e su quello del padre Rosario, diventa allora una vera e propria ricerca di quanto possa resistere, in loro, all’ipnosi di una vita fatta di immagini, vissuta per l’immagine, per le immagini.

La scelta di concentrarsi esclusivamente sul dramma dei due protagonisti, che la telecamera quasi strappa dal contesto sociale, esprime un isolamento che ha una doppia funzione: da una parte, attraverso l’ossessione di una carriera in cui l’immagine sembra prevalere sulla musica, restituisce entrambi allo stesso contesto sociale idolatrico in cui sono immersi; dall’altra, ci permette di scoprirne un’umanità che resiste al suo destino dettato dallo spettacolo. Il Cratere, infatti, è una costellazione luminosissima e per questo invisibile, se non in primavera, all’occhio umano. Nell’isolamento cinematografico, quindi, Il cratere restituisce a Rosario e Sharon la luminosa umanità altrimenti invisibile nel chiasso idolatrico delle costellazioni spettacolari della provincia napoletana di cui si nutre il cinema giornalistico nostrano.

Con questo film, la riflessione sull’immagine di Bellino & Luzi prosegue fino a procurarci quella che definirei un’esperienza iconoclasta. Con un rigore esasperante, i due giovani cineasti restano sempre fedeli ad una telecamera estremamente vicina ai volti e ai corpi dei due protagonisti. Quella che inizialmente appare come una prospettiva soggettiva diventa un vero e proprio annullamento della prospettiva: la profondità di campo si restringe fino a far naufragare l’immagine nello sfocato. Non senza un percorso di sofferenza per lo spettatore, la vicinanza diventa invisibilità. Inoltre, lunghi piani sequenza lasciano spazio all’esitazione, al dramma della decisione e di una volontà a cui mancano punti di riferimento. Attraverso queste scelte formali, Il cratere parla della claustrofobia che si vive in un territorio senza spazi pubblici, o con spazi pubblici ostili, difficili. L’iconoclastia, pertanto, è la conseguenza radicale e coerente di una cultura idolatrica vissuta fino in fondo.

Bellino & Luzi raccontano così quello che il recente cinema “gomorristico” non è capace di raccontare, in quanto vittima dell’immagine spettacolare e della stessa idolatria dell’immagine che vorrebbe/dovrebbe criticare. Con questo film, invece, facciamo un passo in avanti, necessario per comprendere il destino iconoclasta che si cela dietro ogni cultura idolatrica. E iconoclastia significa soffocamento e perdita di punti di riferimento, ma è anche un’apertura alla liberazione dalla dittatura dell’immagine e delle sue fatue promesse, un’apertura alla liberazione dell’umano. Il cratere è un film importante non perché ci mostri quel che resterebbe invisibile, o nascosto; è importante per quello che è capace di non mostrare, o per l’invisibile che è capace di mostrare in quanto invisibile – che è semplicemente l’invisibile dell’umano che resiste alle lusinghe dell’immagine spettacolare.

First published: February 21, 2019

Il cratere | Film | Luca Bellino, Silvia Luzi | IT 2017 | 93’ | Cinémathèque suisse Lausanne, Kino Xenix Zürich

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