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I giganti

I giganti

[…] «I giganti» è girato bene e scritto benissimo. Non ci sono battute scontate e le considerazioni iterate della voce narrante, che s’interrogano sul valore della coerenza, creano un disorientamento accattivante.

[…] «I giganti» è un’opera fresca e matura allo stesso tempo, una scossa piena d’angoscia che per certi versi ricorda quella di «Favolacce».

All’inizio si potrebbe sperare che quell’incontro in un casolare dagli interni semibui, in mezzo a campi bruciati dal sole, alla fine porterà a qualcosa di buono. Non è stato facile arrivare in quella casa, ma adesso tutto è pronto. Forse è giunto il momento di fare i conti con un’esistenza storta, forse è la volta di una confessione collettiva o magari è arrivata finalmente l’occasione di vivere qualche momento di spensieratezza catartica dopo tanto patire. Quando amici di lunga data, soprattutto se di mezza età, s’incontrano nel cinema italiano, siamo portati a credere che la salvezza sia dietro l’angolo. Forse qualcuno si farà male, qualcun altro si perderà strada facendo, ma alla fine l’happy end è garantito. Nel cinema italiano, il potere salvifico dell’amicizia è capace di raddrizzare qualsiasi stortura del mondo.

Ne I giganti non è così. Non siamo più negli anni Novanta, né tantomeno in un film di Gabriele Salvatores, che sul topos della rimpatriata tra amici ha costruito le sue fortune cinematografiche. Il nuovo film di Bonifacio Angius è un Kammerspiel sconfortante, un dramma d’interni cupo e senza speranza, una tragedia antica dal sapore contemporaneo. L’incontro con gli amici è l’occasione per sprofondare del tutto, insieme alle proprie angosce, sconfitte e meschinità. A dominare sono egoismo, incomunicabilità e Todestrieb, una pulsione di morte che cresce inesorabilmente lungo tutto il film. Siamo in Sardegna ma potremmo essere ovunque. Nel cinema di Angius il paesaggio sardo, quantomeno quello che abita il nostro immaginario, non gioca un ruolo importante.  

I giganti è girato bene e scritto benissimo. Non ci sono battute scontate e le considerazioni iterate della voce narrante, che s’interrogano sul valore della coerenza, creano un disorientamento accattivante. Uno smarrimento dello spettatore reso ancora più forte dal fatto che il personaggio interpretato dal regista stesso lavori come attore e dalle ultime battute del personaggio più giovane che rimangono sospese tra lucida follia e messa in discussione del patto finzionale che lega l’opera con il suo pubblico. Anche la colonna sonora di Luigi Frassetto, che proviene direttamente da un vecchio giradischi della casa, è riuscitissima: l’incoerenza atmosferica che riesce a creare con la materia narrata è una scelta azzeccata. I giganti è un’opera fresca e matura allo stesso tempo, una scossa piena d’angoscia che per certi versi ricorda quella di Favolacce.

Nel film dei fratelli D’Innocenzo è il ruolo genitoriale al centro, mentre in quello di Angius è il maschile a occupare la scena. A mancare, nelle vite di questi personaggi, sono le donne. Nel gruppo c’è chi non ha interesse per il femminile, c’è chi lussuriosamente lo brama, senza riuscire tuttavia a soddisfare i propri desideri, c’è chi non vi si avvicina per timore di scottarsi e c’è chi, come il protagonista, ha perso l’amore della compagna e quello della figlia per ragioni non meglio precisate. Il femminile per i protagonisti è confinato ormai nel regno del fantasmatico, delle proiezioni e delle pulsioni. Durante il festino lisergico ed etilico che accompagna la rimpatriata, alcune donne irrompono all’improvviso, ma sono solo meteore: per loro lì non c’è posto e sono costrette a fuggire da quel palco squallido che odora di morte. Il ruolo salvifico della donna è completamente negato.

Angius, che interpreta magistralmente il più patetico e disperato dei cinque personaggi, ha girato questo film, complice la pandemia, in meno di un mese e ha messo insieme un gruppo di attori perfetti nei rispettivi ruoli. Il giovanissimo Riccardo Bombagi, che ricorda Elio Germano, quantomeno quello degli esordi, è superlativo. Michele e Stefano Manca, duo comico abbastanza conosciuto, riescono a strappare qualche risata in mezzo a tanta miseria. Mentre Stefano Deffenu, cosceneggiatore del film e interprete del film Perfidia (2014), opera prima di successo presentata a Locarno qualche anno fa, è bravo a restituire qualche scampolo di tenerezza nel contesto del delirio domestico che i personaggi stanno vivendo.

Mattia Lento

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Bonifacio Angius esplora con radicalità inedita la forza della delusione, il cui dramma diventa tragedia, a causa e quindi in nome di un ideale di purezza lancinante.
Giuseppe Di Salvatore

First published: August 13, 2021

I giganti | Film | Bonifacio Angius | IT 2021 | 80’ | Locarno Film Festival 2021, International Competition

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