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Figlia mia | L'immagine e la parola

Figlia mia | L'immagine e la parola

[…] Il triangolo femminile, in cui l’oggetto dell’amore è una bambina di dieci anni, si esterna al meglio in questa dimensione statica e teatrale, quasi senza tempo e senza luogo, movimentata solo dagli andirivieni di Vittoria (la giovane attrice è estremamente brava) fra la casa di Tina e quella di Angelica, fra il paese e la campagna, fra il bar e il cortile con gli animali.

[…] “Figlia mia” è stato proiettato in apertura del Festival “L’immagine e la parola”, dedicato quest’anno proprio alla maternità, tema che viene esplorato attraverso film contemporanei, laboratori, incontri con scrittori, con particolare riguardo a voci di artiste italiane. La scrittrice coinvolta nei lavori di Locarno è Antonella Lattanzi, con cui si è approfondita appunto la dimensione della scrittura, attraverso la lettura e il commento di passi del suo ultimo romanzo “Una storia nera”.

Figlia mia, di Laura Bispuri

Siamo in una Sardegna insolita: lontana dalla bellezza dei paesaggi arcaici e suggestivi della Deledda e dove i riferimenti alla tradizione (i rodeo, la pesca, la venerazione per la Madonna) rimangono solo dei cenni alla realtà culturale. Nel binomio fra arcaico e contemporaneo, dichiarato quale cifra del film dalla regista, prevale invece un terzo fattore: il primordiale. L'ambiente è scarno, selvaggio, misero, accecato da un sole che non guarisce le ferite e dalla polvere che oscura la vista, popolato da figure primitive che, pur trovandosi nella zona delle saline di Oristano, potrebbero abitare altri lembi del Mediterraneo, similmente lontani da tutto e da tutti.

Le rocce scoscese, i casolari desolati, la natura ostile, riflettono l'animo lacerato delle protagoniste: Tina (Valeria Golino), la madre divorata dalla gelosia e dalla paura di perdere l'amore della figlia adottiva Vittoria (Sara Casu), e Angelica (Alba Rohrwacher), la madre naturale di Vittoria, una figura eccentrica, che non si conforma a nessuna legge, che si ritiene libera, ma è in realtà prigioniera delle sue scelte sconsiderate. Attorno a questi personaggi solo ombre e comparse, a eccezione di Umberto (Michele Carboni), il marito di Tina, saggio e gentile.

Il triangolo femminile, in cui l'oggetto dell'amore è una bambina di dieci anni, si esterna al meglio in questa dimensione statica e teatrale, quasi senza tempo e senza luogo, movimentata solo dagli andirivieni di Vittoria (la giovane attrice è estremamente brava) fra la casa di Tina e quella di Angelica, fra il paese e la campagna, fra il bar e il cortile con gli animali. La scelta quasi esclusiva di lunghi piani sequenza è funzionale a rendere il senso di esplorazione dello sguardo infantile e a mantenere alta la suspense del film nei momenti più drammatici (come nelle sequenze di Vittoria alla necropoli), ma utilizzata in eccesso, appesantisce il racconto. Le due madri sono interpretate da attrici bravissime (dopo Respiro la Golino è di nuovo a suo agio in un ruolo singolare di madre e di isolana), ma lo spettatore si aspetta qualcosa di più dalla loro caratterizzazione di madri “imperfette”, bisognose d'amore più che capaci di offrirlo in modo equilibrato e maturo alla bambina. Il pubblico è decisamente coinvolto nella tristezza di Tina, nelle sue sensazioni di perdita, ma il suo personaggio non riesce a uscire dagli abissi della gelosia, mentre quello di Angelica risulta seducente più dal punto di vista di Vittoria che da quello del pubblico. Infatti la bambina è attratta dalla madre naturale, non solo perché le somiglia fisicamente, ma anche perché trova in lei tutto quello che Tina non ha: una spregiudicatezza e una leggerezza che affascinano una preadolescente alla ricerca di una sua identità.

La soluzione che scioglie la vicenda non scaturisce da una maturazione delle due madri o da un chiarimento tra di loro, ma è offerta dal finale in cui, inaspettatamente, la bambina contesa, da presunta vittima di un gesto folle ed egoista di Angelica, si ritrova invece alla guida delle due donne. Vittoria non sceglie una di loro, ma accetta entrambe con le loro debolezze, con i loro difetti, ed esce quale unica vincitrice dal loro duello. Quello scontro tra le due madri, che avrebbe potuto lasciare la bambina confusa e segnata per sempre, ha solo reso ancora più forte una ragazzina già particolarmente matura e riflessiva.

Bispuri sceglie di mostrare un dramma umano senza prendere una chiara posizione in merito e senza andare fino in fondo ai risvolti della situazione claustrofobica che ci presenta. Recitazione, fotografia e musica lavorano in sintonia, mentre la regia oscilla fra stili già familiari al pubblico e quindi non sempre accattivanti e la ricerca di un registro personale, che emerge più nella seconda parte del film. Un'opera potenzialmente interessante nel suo schiudere interrogativi, meno nel coinvolgere sempre appieno il pubblico nei suoi nodi emotivi.

L’immagine e la parola – Workshop con Antonella Lattanzi

Figlia mia è stato proiettato in apertura del Festival "L'immagine e la parola", dedicato quest'anno proprio alla maternità, tema che viene esplorato attraverso film contemporanei, laboratori, incontri con scrittori, con particolare riguardo a voci di artiste italiane. La scrittrice coinvolta nei lavori di Locarno è Antonella Lattanzi, con cui si è approfondita appunto la dimensione della scrittura, attraverso la lettura e il commento di passi del suo ultimo romanzo Una storia nera.

L'opera è interessante perché, pur affrontando il tema della violenza domestica, non ci presenta una donna-madre esclusivamente vittima, ma sa andare oltre la cronaca e dentro il personaggio, per denudarne anche le debolezze e gli aspetti negativi. Proprio la gelosia, emozione ben delineata anche nel film della Bispuri, è uno degli elementi che rende Carla, la madre protagonista di Una storia nera, simile a suo marito Vito. Lo stile di scrittura della Lattanzi, che procede per immagini e dialoghi, piuttosto che per pagine intimiste, lasciando al lettore la possibilità di riempire gli spazi bianchi con la sua fantasia, è particolarmente vicino alla sceneggiatura e al lavoro cinematografico. Di quest'opera di finzione, risultato di anni di studio sui processi legati agli uxoricidi, si sentirà ancora parlare, perché verrà presto trasposta in una serie televisiva.

Un festival a più voci, dove la riflessione tra i due linguaggi dell'immagine e della parola si incontra quest'anno intorno a un tema noto ma poco indagato dal punto di vista femminile e con un monito positivo, quello della Lattanzi a proposito del personaggio di Carla, per cui «se c'è un sentimento di odio e lo si riconosce, si può diventare migliori» – e queste parole sono valide anche per le due madri in lotta di Figlia mia.

First published: March 20, 2018

Figlia mia | Film | Laura Bispuri | IT-DE-CH 2018 | 96’ | L’immagine e la parola Locarno

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Una storia nera | Book | Antonella Lattanzi | Mondadori 2017 | L’immagine e la parola Locarno

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L’immagine e la parola 2018 | Locarno Festival 2018 | Locarno | 16-18/3/2018 

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