article img

The Challenge | Yuri Ancarani

[…] Ne viene fuori un film che vuole essere cinematografico – come l’annuncia la lunghissima e magnieloquente “musica da film” che apre la prima sequenza – e che sa tenere insieme la pompa dello sfarzo e il silenzio dell’interrogazione.

[…] La forza di «The Challenge» sta nell’essere un unico oggetto cinematografico, che fa emergere la diversità degli sguardi: lo sguardo che vede la decadenza e quello che vede la gloria guardano lo stesso identico oggetto.

Quella di Yuri Ancarani è una documentazione rispettosa e affascinata del deserto del Qatar. La cura perfezionista per l’immagine cerca di contenere la dismisura del deserto, e del contrasto tra la povertà della terra e la ricchezza dell’uomo, tra la fragilità dell’uomo e la potenza dei suoi mezzi. Ne viene fuori un film che vuole essere cinematografico – come l’annuncia la lunghissima e magnieloquente “musica da film” che apre la prima sequenza – e che sa tenere insieme la pompa dello sfarzo e il silenzio dell’interrogazione.

Quello di Yuri Ancarani è certamente stato un esercizio difficile di avvicinamento e distanza, perché il crinale tra esaltazione e critica è decisamente sottile e tutto lasciato alla nostra percezione. La forza di The Challenge sta nell’essere un unico oggetto cinematografico, che fa emergere la diversità degli sguardi: lo sguardo che vede la decadenza e quello che vede la gloria guardano lo stesso identico oggetto. Dopo la sfida della produzione del film, e oltre le sfide dei “giochi” rituali che ritmano il quotidiano degli uomini (nel senso preciso dei maschi) del Qatar, la sfida più interessante di The Challenge è quella della conoscenza: la conoscenza di un mondo geograficamente minuscolo, ma anche estremamente potente e dunque globale, un mondo ancora troppo solo immaginato. E quel che si scopre supera spesso l’immaginazione: ci troviamo dinanzi a immagini assolutamente cinematografiche e al contempo fatte di pura realtà.

Falchi che volano in jet privati, un leopardo che sfreccia in Lamborghini, cammelli che residuano solo per i turisti occidentali, bikers che pregano rivolti alla Mecca: Yuri Ancarani ci mostra scene di vita quotidiana, dove un onnipresente artificio riempie il vuoto del deserto. Ma nella sequela di immagini stupefacenti, ci sono anche quelle restituite da una telecamera GoPro montata su un falco lanciato alla caccia del piccione. È in queste ultime che, nonostante il battito d’ali, il rombo delle jeep e le urla dei falconieri in gara, Ancarani lascia spazio a un silenzio abissale e inquietante, il silenzio che vien dopo l’akmé, dopo i momenti di pienezza, dopo la vittoria.

Text: Giuseppe Di Salvatore | Audio/Video: Ruth Baettig
First published: August 11, 2016

Explore more