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Mediterranea

[…] Il giornalismo ci inonda di dati lontani, spaventosi, il giornalismo ignora la realtà. Per questo «Mediterranea» arriva come un film necessario, per tutti, ma soprattutto per gli italiani, per risvegliarli dalla loro miseria televisiva.

Un film serio, giusto, realista, senza miserabilismo, senza innocentismo, quindi complesso, umano, umanissimo, una storia e un documento insieme. Il giornalismo ci inonda di dati lontani, spaventosi, il giornalismo ignora la realtà. Per questo Mediterranea arriva come un film necessario, per tutti, ma soprattutto per gli italiani, per risvegliarli dalla loro miseria televisiva. Un film senza risposte, ma con tanti interrogativi, tante domande – come è giusto che sia. Dell’epopea di Ayiva resta soprattutto l’insistente primo piano di un uomo che si interroga, che dubita, sempre di nuovo, nel guado tra la rassegnazione vissuta in patria e le speranze dolorose per un altrove senza leggi, per una manciata di euro senza diritti. La speranza si trasforma in umiliazione, l’illusione in disillusione, eppure continua a valerne la pena, o almeno così pare. Il viaggio di Ayiva è un percorso ad ostacoli, persino nell’accettazione della servitù. Qui non ne va solo del neoschiavismo, vero cuore pulsante della questione postcoloniale, ne va persino dell’incapacità di gestirlo questo neoschiavismo. All’Africa corrotta (a Mediterranea andrebbe sempre aggiunta un’Africana che scoperchi le pentole dello sfruttamento delle risorse africane…) risponde una periferia dell’Occidente ridotta a ignavia e barbarie – e questo è il pezzo di realtà su cui riflettere, non le cifre del terrorismo giornalistico. È nelle notti di Rosarno che l’Occidente è chiamato a interrogarsi.

Text: Giuseppe Di Salvatore

First published: May 04, 2016

Mediterranea | Film | Jonas Carpignano | IT-FR-DE-USA-QAT 2015 | 107’

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