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La macchina ammazzacattivi

«Ne “La macchina ammazzacattivi” vi sono i miei pellegrinaggi sulla costa amalfitana: i posti dove si è stati bene e che si amano, dove vi sono dei poveri diavoli convinti di aver visto il demonio. Sono dei pazzi, degli ubriachi di sole. Ma sanno vivere valendosi di una forza che pochi di noi posseggono: la forza della fantasia», Roberto Rossellini

«Una delle sperimentazioni più stravaganti e ardite dell’epoca, un film sull’ideologia e un’acuta riflessione sul labile confine tra buoni e cattivi, ma soprattutto un importante punto di svolta, spesso ignorato, della ricerca critica ed estetica di Roberto Rossellini», Renzo Rossellini

Una vera rarità, riscoperto dopo il restauro solo qualche anno fa, questo film di Rossellini si appoggia sull’estetica del neorealismo solo come un punto di partenza, per poi trovare percorsi di sviluppo interessanti e importanti: il racconto fantastico, l’uso delle metafore, una critica sociale trasversale, priva di ogni miserabilismo. Se nella storia di Celestino Esposito e dei poteri magici della sua macchina fotografica si riassumono i molteplici risvolti dell’Italia del dopoguerra, dalla corruzione al bisogno di giustizia, dalla religiosità rurale all’arrivo spesso scomposto di una modernità in ritardo, La macchina ammazzacattivi permette di riflettere sull’eredità della Commedia dell’Arte nel cinema nonché sull’immagine cinematografica stessa. Lasciamo la parola a Rossellini stesso e a un commento del figlio Renzo, che colgono aspetti importanti di un film a lungo dimenticato.

Renzo Rossellini: «Per mio padre questo film segna un momento importante del suo impegno di regista. Esso rappresenta il confine tra il neorealismo di prima maniera e la fase successiva a cui lui si dedicò con altrettanta passione e altrettanto impegno. Era importante però, per mio padre, affacciarsi alla fase successiva del suo lavoro senza sbattere la porta troppo violentemente […] era necessario prendere tempo per far maturare questo passaggio. […] Il cinema diventava adulto, bisognava guardarlo senza copiarlo. Bisognava pensare a progetti nuovi. Per questo ha voluto fare La macchina ammazzacattivi, una favola di pura fantasia tratta da un testo di Eduardo de Filippo. […] un lavoro metaforico senza il quale probabilmente non avrebbe lavorato ad altri soggetti. […] una delle sperimentazioni più stravaganti e ardite dell’epoca, un film sull’ideologia e un’acuta riflessione sul labile confine tra buoni e cattivi, ma soprattutto un importante punto di svolta, spesso ignorato, della ricerca critica ed estetica di Roberto Rossellini».

Roberto Rossellini: «Ne La macchina ammazzacattivi vi sono i miei pellegrinaggi sulla costa amalfitana: i posti dove si è stati bene e che si amano, dove vi sono dei poveri diavoli convinti di aver visto il demonio. Sono dei pazzi, degli ubriachi di sole. Ma sanno vivere valendosi di una forza che pochi di noi posseggono: la forza della fantasia. In questo film, che è di ricerca e di crisi, a al quale sono molto legato, mi ero posto anche un altro scopo: quello di avvicinarmi alla grande tradizione della Maschera e della Commedia dell’Arte. Vorrei che il mio film lo si leggesse, se qualcuno lo riporterà alla luce, anche in questa chiave».

(citazioni tratte da un’intervista di Marta Ajò nel blog viadellebelledonne, 2011)

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First published: July 21, 2016

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