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Il tempo si è fermato

[…] proprio attraverso questi dettagli Olmi costruisce un discorso tutto incentrato sulle persone, illuminate nella loro purezza semplicemente umana, quindi tutta oltre il tempo storico. Nella sospensione dell’inverno dell’Adamello Olmi racconta un altro tempo e un’altra storia, quella dell’incontro e dell’avvicinamento di due uomini.

[…] L’umanismo intriso di spiritualità di Olmi costituirà la cifra identitaria del suo cinema: un cinema che raccoglie, certo, l’eredità del neorealismo italiano ma nell’intento di una sua sublimazione spirituale.

Con Il tempo si è fermato Ermanno Olmi segna il suo passaggio dal documentario alla finzione, dal momento che il progetto iniziale che sottende la realizzazione di questo film era un documentario sui lavoratori della diga del Venerocolo. Potremmo dire che con questo passaggio Olmi sospende il tempo storico, documentario e oggettivo, per fare un passo in avanti verso il tempo narrativo della finzione, la quale continua comunque a portare con sé l’impegno realista esercitato nel documentario. Il grande interesse di questo film è che Olmi tematizza nel film stesso questa sublimazione del reale nel poetico.

Infatti, da una parte la storia di Natale e Roberto è completamente intrisa di realtà: anche se isolati su una diga di alta montagna, i due protagonisti sintetizzano tutte le polarità in tensione nell’Italia degli anni Cinquanta (il film è del 1958): vecchio e nuovo, lavoro e vacanza, tradizione e modernità, età adulta e gioventù, dialetto e italiano, rudezza montanara e fragilità urbana e, quanto alla questione del tempo, puntualità e ritardo, abitudinarietà e libertà. Attraverso queste due figure Olmi fa un ritratto puntuale, quasi giornalistico, del suo tempo reale, anche con un uso intelligente e spregiudicato della musica – dai mandolini milanesi al jazz, fino ad Adriano Celentano. E l’attenzione per il reale si arricchisce di un’appassionata descrizione dei minimi dettagli della vita quotidiana, i quali costituiscono i momenti forti della narrazione filmica fino a diventarne la vera e propria spina dorsale. È in questi dettagli che quelle polarità trovano un’espressione di grande efficacia, peraltro non priva di bonaria ironia. Inoltre, proprio attraverso questi dettagli Olmi costruisce un discorso tutto incentrato sulle persone, illuminate nella loro purezza semplicemente umana, quindi tutta oltre il tempo storico. Nella sospensione dell’inverno dell’Adamello Olmi racconta un altro tempo e un’altra storia, quella dell’incontro e dell’avvicinamento di due uomini. Anche se è più l’anziano Natale ad avvicinarsi al giovane Roberto che non viceversa, l’obiettivo è qui chiaramente quello di stemperare le polarità “epocali” che ho stigmatizzato sopra, per raccontare una distanza e poi una vicinanza tutta umana, che trascende il tempo e i grandi cambiamenti sociali che l’Italia stava vivendo.

Ne Il tempo si è fermato, per riassumere, Olmi dipinge perfettamente la più attuale storia italiana, ma senza per questo perdere di mira la sua aspirazione umanista. Certamente non a caso è la chiesetta di montagna ad ospitare i due protagonisti ormai in procinto di suggellare la loro amicizia, un’amicizia che dunque si vuole sovratemporale. L’umanismo intriso di spiritualità di Olmi costituirà la cifra identitaria del suo cinema: un cinema che raccoglie, certo, l’eredità del neorealismo italiano ma nell’intento di una sua sublimazione spirituale. Con Olmi il tempo del reale, che pure rimarrà sempre presente, è capace di fermarsi per liberare la poesia dell’umano.

Text: Giuseppe Di Salvatore

First published: May 05, 2016

Il tempo si è fermato | Film | Ermanno Olmi | IT 1958 | 83’

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