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El monstruo en la piedra

[…] La concentrazione è assoluta sulle parole dell’anziano scrittore, dando così al loro emergere una forza teatrale che solo si poteva rendere con questo minimalismo dell’immagine.

[…] Quello di Alberto Laiseca è un inno alla parola, una parola fragile e potente, che ci lega all’altro e così ci sorregge nel tempo buono, quello condiviso, proteggendoci dall’insensatezza del tempo senza desiderio.

Ignasi Duarte ha incontrato l’anziano scrittore argentino Alberto Laiseca, da pochissimo scomparso, realizzando un’intervista in cui le domande a lui rivolte non sono altro che stralci tratti dai suoi scritti. In certo modo Laiseca dialoga con se stesso, rispondendo alle sue stesse interrogazioni, corrispondendo con la sua propria opera. Con questo dispositivo il regista si sottrae alla scena, divenendo lui stesso scena, contenitore maieutico della parola improvvisata dello scrittore. Sarà il montaggio a fare da inquadratura, a costituire il ritratto di Alberto Laiseca.

In questo ritratto, quello di Duarte è più un lavoro di sottrazione che di addizione, e le immagini sullo schermo sono volutamente semplici benché curate fin nei minimi dettagli, concedendo poco o nulla a evoluzioni o divagazioni. La concentrazione è assoluta sulle parole dell’anziano scrittore, dando così al loro emergere una forza teatrale che solo si poteva rendere con questo minimalismo dell’immagine. Ed è attraverso le parole che si fa cinema, che vediamo, viaggiamo, riflettiamo. El monstruo en la piedra ci obbliga a disdirci spettatori e dirci complici di un percorso del pensiero che spazia liberamente nella memoria, nella poesia, nella scrittura, nell’esistenza.

Attraverso le parole di Alberto Laiseca si costruisce un mondo filosofico e poetico estremamente particolare. Non è semplice entrarvi, ma l’apparente difficoltà si rivela un vantaggio, perché è durante la visione del film che apprendiamo il linguaggio per leggerlo, e questo solo permette di fare l’esperienza di una costellazione poetica nuova. Una saggezza che diviene cinismo, un cinismo che diviene saggezza: la disillusione realista di Laiseca lascia sempre spazio a una pulsione pura per la vita, che si esprime semplicemente nel desiderio, ora nel piacere della birra ora nell’incontro con le donne, nell’amore. È con sincera modestia che lo scrittore prende di petto grandi questioni filosofiche; nelle sue risposte il buon senso va insieme ad intuizioni fulminanti, che implicano la stregoneria e una descrizione dettagliata dell’aldilà. Ma non c’è mai trascendimento della realtà: è la fedeltà all’immanenza del reale che torna a sorprenderci, giocando in anticipo.

Pur nella sua apparente fissità, El monstruo en la piedra diventa nel tempo sempre più interessante, non vorremmo più abbandonarlo. È la forza della parola che ci ha stregato, solo appiglio e salvataggio quando si tratta di questioni di vita o di morte. Quello di Alberto Laiseca è un inno alla parola, una parola fragile e potente, che ci lega all’altro e così ci sorregge nel tempo buono, quello condiviso, proteggendoci dall’insensatezza del tempo senza desiderio.

Text: Giuseppe Di Salvatore
First published: January 28, 2017

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